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La parola e la realtà

Chapter
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Part of the I blu book series (BLU)

Estratto

La civiltà occidentale nasce e si sviluppa all’insegna della parola. “In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”, recita il Vangelo di Giovanni al suo primo inizio, mentre l’altra colonna su cui si basa la nostra cultura, la Grecia classica, assume come proprio fondamento il “Logos”, il cui significato è molteplice, ma che certo indica anche la parola intesa come sviluppo argomentativo, svolgimento ordinato del ragionamento. Insomma, da un lato la potenza generatrice del Verbo, che nomina e distingue (viene alla mente il concetto batesoniano di Creatura, il mondo generato appunto dall’attività nominativa dell’uomo, Bateson 1976); dall’altro la capacità rappresentativa e ordinatrice del Logos, che sta alla base dell’indagine filosofica. La parola, tra le altre cose, sembra dotata di un’immensa capacità antientropica: con essa l’uomo è in grado di ri-costruire il mondo “dato”, che è sempre eccessivo, sovraccarico di stimoli e perturbazio derivandone un mondo ordinato, a sua misura, dove abitare meglio. In tempi recenti, Carlo Emilio Gadda affermava di usare la parola della sua scrittura come utensile per imporre ordine a un mondo che gli sfuggiva da tutte le parti, e non importa se quest’impresa non gli riuscisse; anzi, la parola finiva con l’aumentare il disordine del mondo, ma il tentativo andava nella direzione opposta1.

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© Springer-Verlag Italia, Milano 2008

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