Riassunto
Le più avanzate tecniche diagnostiche di imaging pre-operatorio (TC, RM, ultrasuoni, SPECT, PET, PET/TC) forniscono al chirurgo oncologo informazioni sempre più precise sulla localizzazione e sull’estensione della malattia neoplastica. Queste informazioni permettono al chirurgo di ottimizzare il tipo di intervento, salvaguardandone la radicalità per quanto riguarda l’asportazione del tumore, ma al tempo stesso limitandone l’invasività rispetto ai tessuti sani. Nonostante tale notevole mole di informazioni pre-operatorie, durante l’intervento il chirurgo continua comunque ad affidarsi principalmente all’ispezione e alla palpazione del tessuto che deve essere asportato o sottoposto a biopsia. L’ispezione e la palpazione sono dirette nel caso di intervento classico “a cielo aperto”, mentre sono mediate da appositi strumenti nella chirurgia video-assistita. La chirurgia radioguidata ha aggiunto un ulteriore strumento ai metodi tradizionali usati dal chirurgo, permettendo di identificare il tessuto da asportare mediante “marcatura” pre-operatoria della lesione (o sospetta tale) con un radiofarmaco. Tale elemento aggiuntivo richiede il progressivo adattamento delle capacità percettive da parte del chirurgo a utilizzare in sede intraoperatoria le informazioni provenienti da un sistema di rilevazione delle radiazioni gamma (sonde intraoperatorie per chirurgia radioguidata) sotto forma di segnali acustici di intensità e/o frequenza proporzionali alla quantità di radiazioni rilevate. Il successo della chirurgia radioguidata è testimoniato dalla sua crescente diffusione, non soltanto nei centri ospedalieri di alta specializzazione, ma anche in ospedali più periferici, particolarmente per quanto riguarda la biopsia radioguidata del linfonodo sentinella in pazienti con carcinoma mammario o con melanoma cutaneo maligno, che rappresentano senza dubbio le due applicazioni più note e di comprovata efficacia.
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Letture consigliate
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