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L'Endocrinologo

, Volume 20, Issue 6, pp 317–318 | Cite as

Giancarlo Vecchio (1938–2019)

  • Massimo SantoroEmail author
IN MEMORIAM
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La comunità scientifica italiana e internazionale è in lutto per la scomparsa, all’età di 81 anni, di Giancarlo Vecchio (12 giugno 1938–1 ottobre 2019), eminente scienziato e professore emerito dell’Università Federico II di Napoli.

Allievo di Luigi Califano e Gaetano Salvatore, illustri rappresentanti della patologia generale italiana, Giancarlo Vecchio conseguì la laurea in medicina e chirurgia nel 1962 con una tesi sulla biochimica degli ormoni tiroidei.

Dopo la laurea, lavorò negli Stati Uniti presso prestigiose istituzioni quali il Department of Biochemistry della Columbia University di New York, nel laboratorio di Samuel Graaf, dove si dedicò ai metodi per coltivare in vitro cellule eucariotiche, e la Clinical Endocrinology Branch dei National Institutes of Health di Bethesda, nel laboratorio di Jacob Robbins, dove si interessò alla struttura delle iodoproteine tiroidee. Successivamente, lavorò a Stoccolma presso il Karolinska Institute nel laboratorio di Rolf Luft dedicandosi allo studio della biosintesi della tireoglubulina fetale per poi, di nuovo, trasferirsi negli Stati Uniti, presso il laboratorio di Molecular Virology della Medical School della St. Louis University diretto da Maurice Green.

In questo laboratorio, intraprese ricerche di avanguardia sul ruolo dei virus nelle neoplasie. Proprio in quegli anni (1971–1974), infatti, cominciava a emergere il ruolo dei retrovirus (virus dotati di un genoma costituito da RNA) nella trasformazione neoplastica, un filone di ricerca fondamentale che avrebbe portato di lì a breve all’identificazione degli oncogeni come cruciali geni driver del cancro. In quel periodo, Giancarlo Vecchio mise a frutto le esperienze che aveva maturato lavorando sulla coltivazione di cellule eucariotiche, la biosintesi del RNA e la biochimica delle proteine, per iniziare a lavorare su questa nuova classe di virus oncogeni, ricerche che poi proseguì con successo nel suo laboratorio di Napoli.

Tornato in Italia, ricoprì inizialmente l’incarico di assistente ordinario presso la Facoltà di medicina e chirurgia dell’Università di Napoli e dal 1975 di professore ordinario, prima di virologia oncologica, successivamente di patologia generale e, poi, di oncologia.

In questo periodo, fondò il suo laboratorio di ricerca napoletano, iniziando ricerche pioneristiche, che dimostrarono per la prima volta come gli oncogeni RAS avessero la capacità di rendere neoplastiche le cellule tiroidee. A quell’epoca, era noto che i retrovirus e i relativi oncogeni fossero capaci di promuovere la formazione di neoplasie di origine emopoietica e mesenchimale. Le ricerche di Giancarlo Vecchio, basate sull’uso di un sistema sperimentale modello rappresentato da tireociti di ratto, furono tra le prime a dimostrare la capacità di alcuni oncogeni di conferire un fenotipo neoplastico a cellule di natura epiteliale. È importante sottolineare come le mutazioni dei geni RAS siano oggi un riconosciuto fattore patogenetico delle neoplasie tiroidee. Queste ricerche condussero in pochi anni all’identificazione dei riarrangiamenti del gene RET (“RET/PTC”) alla base della patogenesi del carcinoma papillifero, il sottotipo più frequente di cancro della tiroide. Questi studi hanno contribuito a individuare le principali vie di trasduzione del segnale necessarie a promuovere la trasformazione neoplastica delle cellule follicolari della tiroide, nonché a suggerire come la conversione oncogenica di RET potesse essere coinvolta in altre neoplasie umane sia della tiroide, come il carcinoma midollare della tiroide, sia di altri tessuti, come l’adenocarcinoma del polmone, aprendo così la strada a nuove possibilità diagnostiche e terapeutiche. Le ricerche compiute da Giancarlo Vecchio hanno avuto notevole rilevanza internazionale attraverso la pubblicazione su riviste scientifiche prestigiose quali Nature, Science, Cell, e Proceedings of the National Academy of Sciences. Il numero di citazioni ricevute dalle pubblicazioni di Giancarlo Vecchio è di oltre 6.000.

Giancarlo Vecchio ha sempre avuto una visione internazionale della ricerca, continuando per tutta la vita a mantenere saldi e proficui rapporti di collaborazione scientifica internazionale lavorando egli stesso, a più riprese, all’estero presso il dipartimento di Hilary Koprowski al Wistar Institute di Philadelphia e presso il National Cancer Institute dei National Institutes of Health di Bethesda, nei laboratori di Stuart Aaronson e di Ira Pastan.

Testimonianza di questa visione è l’impegno che profuse nella European Thyroid Association (ETA), fin dal 1967 come socio, poi come componente del Comitato esecutivo dal 1982 al 1992 e, infine, come suo presidente dal 1999 al 2001. Giancarlo Vecchio fu anche socio della Società Italiana di Cancerologia (SIC), della quale ha ricoperto il ruolo di presidente dal 2001 al 2003.

Quella di Giancarlo Vecchio è stata una figura di primissimo piano nell’università italiana. Direttore dell’Istituto di Patologia Generale e, a partire dal 1994, direttore del Dipartimento di Biologia e Patologia Cellulare e Molecolare dell’Università Federico II, egli è stato anche direttore della Scuola di Specializzazione di Oncologia e coordinatore del Dottorato Internazionale in Oncologia ed Endocrinologia Molecolare dell’Università Federico II.

Accademico dei Lincei sin dal 1995, Giancarlo Vecchio ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti scientifici nazionali e internazionali quali il Premio Lenghi dell’Accademia Nazionale dei Lincei (1975), il Premio Henning della European Thyroid Association (1999), il Premio Feltrinelli dell’Accademia dei Lincei (2009). Giancarlo Vecchio è stato Fogarty Scholar-in-residence, presso i National Institutes of Health di Bethesda, uno dei più alti riconoscimenti concessi dal governo statunitense a studiosi stranieri.

Giancarlo Vecchio è stato un “maestro” straordinario. Per oltre 35 anni, ha insegnato patologia generale agli studenti della scuola di medicina e chirurgia dell’Università Federico II di Napoli. È lunghissima la lista degli studenti, allievi, dottorandi, specializzandi che si sono formati sotto la sua guida per poi intraprendere la carriera medica e scientifica.

Al di là dell’elevatissimo livello scientifico e accademico, Giancarlo Vecchio aveva una straordinaria personalità, gentile e disponibile, contraddistinta dall’attenzione costante alle esigenze degli allievi e dei collaboratori.

La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile.

Copyright information

© Springer Nature Switzerland AG 2019

Authors and Affiliations

  1. 1.Dipartimento di Medicina Molecolare e Biotecnologie MedicheUniversità Federico IINapoliItalia

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