Stato dell’arte dell’Ematologia di Laboratorio in Italia: il questionario GdS E SIMeL 2013

  • Piero Cappelletti
  • Bruno Biasioli
  • Anna Maria Cenci
  • Valentino Miconi
Articolo originale

Riassunto

Premesse.

Il GdS E SIMeL ha regolarmente monitorato lo stato dell’arte dell’ematologia di laboratorio in Italia attraverso rilevazioni formali e informali durante i Corsi residenziali dal 1991 in poi. Nel 2012–2013 il GdS E SIMeL ha inteso condurre un’indagine in una più vasta platea rappresentativa delle diverse realtà dei laboratori di ematologia in Italia.

Metodi.

A un Questionario di 24 item, costruito ad hoc e distribuito in due Convegni e due Corsi Residenziali di Ematologia, ha risposto un campione di 148 laboratori. Il campione è stato inoltre suddiviso in 3 gruppi geografici—Nord-Est (n. 26), Centro-Sud (n. 23) e Centro-Nord (n. 32)—e in 4 gruppi dimensionali: ospedali <200 posti letto (pl) [n. 34], da 200 a 400 pl (n. 24), da 400 a 800 (n. 33) e >800 pl (n. 23).

Risultati.

Il quadro complessivo fotografa una realtà strutturale differenziata tra Nord-Est, Centro-Nord e Centro-Sud per complessità (dimensioni, cliniche, POCT), penetrazione di tecnologia (web, middleware) e progressione verso riorganizzazioni ospedaliere (più sedi).

L’attività ematologica, come numero giornaliero di esami emocromocitometrici, è molto dispersa e con scarsa correlazione con le dimensioni della struttura ospedaliera, espressa dal numero di posti letto. L’attività dell’ematologia di laboratorio è rivolta principalmente all’esecuzione di esami emocromocitometrici, sulla base del binomio citometria-morfologia, della VES (100%), degli esami della coagulazione (90%). Più della metà si occupa di diagnostica delle emoglobinopatie, circa un terzo di diagnostica citofluorimetrica e ≈10% di diagnostica midollare. Le ultime due attività sono prevalentemente allocate negli ospedali intermedi e, leggermente meno, in quelli grandi, dove si seguono, seppure in percentuali contenute, anche citogenetica e diagnostica molecolare. Analoghe riflessioni possono essere fatte per l’attenzione verso la revisione microscopica degli esami emocromocitometrici, la cui media giornaliera è circa 5%. La diagnostica morfologica è alla portata di tutti, ma diventa stimolante in presenza di casistica e di integrazione con altre diagnostiche, come avviene prevalentemente negli ospedali intermedi.

Il rapporto con la tecnologia è piuttosto “fiduciario”, specialmente negli ospedali più piccoli o molto grandi: i dati prodotti dagli strumenti (in particolare i più noti come RDW) sono la principale guida per validare e interpretare l’esame emocromocitometrico o per selezionare le revisioni microscopiche e vengono ampiamente refertati. Le linee guida del GdS E SIMeL sono seguite dai due terzi dei rispondenti. Ciò pone, da un lato, l’obiettivo di un nuovo sforzo di diffusione e, dall’altro, di una possibile revisione di alcune raccomandazioni.

Le indicazioni dell’Accreditamento/Certificazione rivolte alla standardizzazione e codifica dei processi appaiono ampiamente disattese. Criteri di revisione e commenti sono dichiarati come standardizzati, ma per lo più non sono codificati, se non negli ospedali intermedi e a Nord-Est.

La loro condivisione con i clinici è particolarmente bassa e va di pari passo al dato dichiarato di feedback/audit, inferiore al 30%. Inoltre, meno del 30% dei rispondenti inizia autonomamente percorsi di approfondimento. Un dato incoraggiante è l’affermarsi nell’ambito della comunicazione dell’uso delle e-mail.

Conclusioni.

Negli ospedali con adeguata casistica e che mantengono capacità di interrelazione all’interfaccia clinica-laboratorio, si sviluppano settori di ematologia di laboratorio multidisciplinari e in grado di definire in modo pressoché completo il caso ematologico. Vi è un utilizzo non sempre critico della tecnologia; i processi di standardizzazione delle procedure è lento; l’adesione alle linee guida sul referto può essere migliorata. Il lavoro all’interfaccia clinica-laboratorio è limitato sostanzialmente alla stesura di commenti e, in parte, di suggerimenti diagnostici e pare non rappresentare (ancora) il punto centrale dell’attività dei Laboratori di Ematologia.

Parole chiave

Laboratorio di ematologia Revisione microscopica Referto ematologico Interfaccia laboratorio-clinica 

State of the art of Laboratory Hematology in Italy: the 2013 survey of GdS E SIMeL

Summary

Background.

Since 1991 the state of art of Laboratory Hematology in Italy had been surveyed by the Working Group on Laboratory Hematology of Italian Society for Laboratory Medicine (GdS E SIMeL) during its educational activity. A wider national survey on Laboratory Hematology in Italy was made in 2012 and 2013.

Methods.

148 colleagues answered a 24-items Questionnaire. Moreover, 3 geographic subgroups (North-East; North-Center; South-Center) and 4 demographic subgroups (hospitals with <200; 200–400; 400–800; >800 beds) were examined.

Results.

The answers show geographic differences for complexity of structures (size, clinics, POCT), technology (web, middleware) and hospital reorganization.

Laboratory Hematology is dedicated to cytometry, peripheral blood morphology, ESR (100%), coagulation (90%), hemoglobinopathies (56%), cytofluorimetry (30%), and bone marrow morphology (≈10%). The number per day of CBCs is not related to size of hospital, as number of beds. The percent of blood smears per day (mean 5%) is slightly related to the number of CBCs. In small (<200 beds) and very big (>800 beds) hospital, the trust in technology is higher than in other hospitals and drives validation and interpretation in hematologic diagnostic work.

The standardization of procedures (CBCs review; comments) is high (>75%), but its codification and sharing with clinicians are limited (<30%). Guidelines for hematologic report of GdS E are used by two thirds of participants to the survey. Comments and suggestions are performed by a majority of colleagues (>80%), but only 30% has a proactive behavior.

Conclusions.

A complete hematologic laboratory can develop only in hospitals with adequate number of hematologic cases and stable relationship with clinicians, as in hospitals with 200–800 beds. The work at clinic-laboratory interface is not yet clearly a central point for Hematology Laboratory.

Keywords

Laboratory hematology Microscopic review Interpretative report Clinic-laboratory interface 

Notes

Conflitti di interesse

Nessuno.

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Copyright information

© Springer-Verlag Italia 2015

Authors and Affiliations

  • Piero Cappelletti
    • 1
  • Bruno Biasioli
    • 2
  • Anna Maria Cenci
    • 2
  • Valentino Miconi
    • 3
  1. 1.IRCCS CRO AvianoAvianoItalia
  2. 2.SIPMeLCastelfranco VenetoItalia
  3. 3.Laboratorio Analisi Ulss 5ArzignanoItalia

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